Non mi pronuncio, né qui né in altri luoghi, sulla situazione di Gaza. Non credo nella tregua, non credo nella loro guerra. Credo invece nel nostro bisogno di simboli che, dal mio punto di vista, trattasi di oggetti virtuali perché i simboli sono, spesso se non sempre, una realtà che non esiste. Ciò in ottemperanza a quanto affermava Philip K. Dick nella conferenza di Metz (di cui ho già parlato qui), famosa perché lui, sempre schivo e in più anche poco propenso a volare, invece partecipò e lo fece con un discorso sulla realtà nel senso che ho appena espresso: che non esiste. Conferenza testimoniata da dei video facilmente reperibili su YouTube dov'é interessante, da mio punto di vista, osservare la reazione del pubblico presente dove non manca chi ridacchia e per come s'intravede, nelle facce dei presenti che ogni tanto la camera inquadra, quel range di espressioni appartenenti al repertorio di chi non crede alle proprie orecchie.
Ma Dick era serissimo e tutt'altro che privo di senso, pertanto la persona che va un po' oltre la moda e il superficialità, si chiede: cosa "vedeva" Dick?
Per comprendere, cominciamo dalla biografia che, in onore a Tim Marshall, descriviamo sulla basse delle mappe. Nato a Chicago nel 1928, come spesso accade agli americani ha vagato tra diverse mete che, sommariamente, riassumo in tre poli (chi vuole può approfondire con sistemi che se legge il mio blog non ignora di certo): Chicago, il Canada e la California che eresse a sua stabile dimora e dove infatti rimase fino al decesso, avvenuto in quel di Santa Ana nel 1982, cittadina facente parte della contea di Orange.
Orange, che bel nome viene da dire. Bé, negli USA i bei nomi sono ricorrenti e con il tempo ho inteso che li sceglievano apposta per incoraggiare l'immigrazione. Cosa che non si fa in Europa, intanto perché da queste parti i luoghi sono decisamente quasi tutti antichi e i luoghi, i nomi, ce li hanno già da sempre. L'Europa è inoltre è un continente meno vasto del Nordamerica anche se siamo numericamente il doppio, pertanto qui in Europa è ovunque abbastanza pieno (anche se ad abitarci lo si percepisce a stento). Presi da una narrativa di origine assolutamente mista, cioè sia americana che europea, tendiamo a idealizzare sul senso dell'avventura insito nell'andare in America e dimentichiamo -perché le loro colpe sono anche nostre- che l'America è un posto creato da europei che da qui andavano via per tanti motivi spiccioli (che nella letteratura sono trascurati in favore dei pochi avvincenti) e glissiamo che principalmente il motivo era dettato dal fatto che qui eravamo in troppi, almeno rispetto alle capacità produttive (di cibo) di allora. Infatti dell'America cosa ci affascina? Il suo vuoto... Aggiungiamo che se il posto è nuovo, era nuovo per noi e, in ogni caso, la mentalità che giungevano arrivavano rodate e a questo punto non bisogna essere dei geni per intuire che località che di nome fanno "El Muerto" o "Madera Seca" (non cercatele su maps, sono una mia invenzione), giusto per fare due esempi, avevano funzioni scoraggianti. Può essere un trucco? Forse... Esattamente come può essere un trucco chiamare un posto "Paradise Gate", altra mia invenzione... Ma a questo punto la mia reale domanda è: tutto ciò è virtualità? La mia risposta è "si".
Come la toponomastica contribuisce a creare virtualità è per me ovvio: se il nome della strada è "Via dei Tulipani" o "Via delle Libellule" so immediatamente di trovarmi in un contesto che aspira al lusso o che ha il lusso come miraggio. In questo caso, "Arroja de Los Muertos" o "Avenida de la Revolution" suonerebbero fuori luogo rispetto all'attuale mania instagrammabile. Quanto è difficile vedere un Alfa Romeo d'epoca parcheggiata in uno di quei giardinetti acquistati immaginando i tuoi figli giocare con il Labrador, è quasi un altro discorso che però mi va di fare: lì trovi solo macchine o ibride di fabbricanti sopratutto coreani e, in un futuro che è già realtà, dopo aver scoperto che costano meno della metà delle Tesla, solo coreane/cinesi. Le auto tedesche/francesi altrettanto ibride se non del tutto elettriche (più qualche italiana purché abbia le stesse caratteristiche) formano due scuole di pensiero, due tipologie, grossomodo due partiti politici. Non lo capite? Pazienza, vi assicuro che Trump lo capisce bene. Come lo capisco io è nel fatto che a me, Trump, non mi sorprende per niente e ritengo improbabile che lo farà in futuro. Compreso che adesso dice una cosa e tra un ora un altra. Si, continuate a dire che non ha senso, che sono tutti "fuori di testa". Se volete la mia...
Nelle città, che il residente in Via dei Pappagalli guarda con commiserazione, ieri alla TV, oggi nel cellulare-breviario con lo schermo da 7" dove si consultano le risse avvenute fuori dai locali che diventano eterne come i jet sulle Twin Towers e altre "estrapolazioni" immaginate selezionate da idealisti dotati di senso pratico in linea con i tempi, dicevo, le città sono viste "perdenti" con i loro "palazzi storici" con gli appartamenti così diversi dalle case del Grande Fratello e i poco attraenti e di sapore scolastico alquanto demodè (si scrive così?) nomi delle strade come "Via Petrarca" o "Via Boccaccio", i superati "Via Monsignor Bobò" e altri ecclesiali misericordiosi verso i nonni fedeli messi sul lastrico dalle guerre imperiali che si rivolgevano al santo per una raccomandazione. Questo a fascismo mangiapreti finito. Fascismo che era tutta colpa Sua. Pertanto si glissa tutti insieme che tutto era cominciato ben prima, come racconta la foto emersa da un cassetto, quando si svuotava dal casa della zia prima di venderla, del fratello più anziano del nonno che aveva fatto parte di una missione in Bulgaria, o nel Dodecanoeso, o in Cirenaica. Allora non ha fatto tutto Mussolini? No... ecco, vedi? Non fanno altro che dire balle... Da qui l'assurgere a fonte d'informazione il social network, mezzo con il di più che, ogni tanto, tramite il social network capita di dare un occhiata a cosa combina il cognato di mia cognata. O come si è ridotto il mio ex. Ecc. ecc. Insomma, la storia? Una balla colpa di tutti tranne che mia, nostra. Sempre.
Nelle zone "nuove" (ovvero in linea con i dettami dati dalla rivoluzione digitale) si usa dedicare strade anche ad "attori", prevalentemente simpatici, prevalentemente del dopoguerra cinematografico. Così poi stabilisce una distanza candidata a diventare come quella verso Petrarca o Boccaccio. L'effetto è lo stesso di avere un auto parcheggiata, in quello che doveva essere il giardino, targata GZ.
Il fatto strano è che tutti questi strati di virtualità mio fanno pensare Philip K. Dick una persona sensata soltanto fuori dal suo tempo e, passando apparentemente di palo in frasca, viene da chiedersi cosa ci racconta tutto ciò sul mondo, come tra questi attori cui si dedicano strade non ci puoi trovare Virna Lisi, forse perché l'attrice in questione ha sempre comunicato, con la sua figura, un qualcosa di sfuggente? Non solo. Bisogna aggiungere che non è stata mai simpatica, probabilmente brava, si, ma simpatica certamente no. Ora, visto che i personaggi poco simpatici che, peggio, hanno facce attuali, come per esempio lei, come Gerard De Nerval o Baudelaire, sono sempre in qualche modo disturbanti. Questo ragionamento è attuabile anche nel caso della Lisi, che di cognome legacy faceva Pieralisi ed era molto curata nel salvaguardare la sua vita privata. Ma la sua fisicità di scena si può discutere: era un volto straordinariamente moderno e la cosa destabilizza le "masse" che per quanto tatuate, per quanto piene di piercings, devono riconoscere gli oggetti come nei supermercati e se c'è una bottiglia di detersivo per pavimenti in mezzo agli articoli da cucina è certamente un atto di teppismo. Virna Lisi non sai dove metterla. Non è un atto di teppismo, non è terrorismo, allora cos'é?
Una terribile situazione che porta ad una conclusione: probabilmente viviamo una realtà che non esiste ma il male, in tutto ciò, è che nessuno ci dice chiaramente di che roleplay si tratta...
Di certo, in tutto questo, a leggere cosa ne pensa Robert D. Kaplan (che è un altro con una lettera puntata in mezzo al nome) di tutto ciò non aiuta. Almeno a me che mi ha fatto l'effetto di una caduta in un fosso. Molto profondo.
