Nel periodo clou dell'estate la mia presenza nell'universo parallelo si è decisamente diradata. Questo per motivi vari, compresa una certa stanchezza rispetto all'online che è un altra delle facce del post-Covid: avevo voglia di aria (e, detto tra noi, questa voglia non mi è ancora passata). La contemporanea assenza per motivi logistici della mia attuale partner IW è stato un ulteriore motivo di personale disinteresse verso tutto il resto dove, è il caso di dirlo, l'originalità non impera e ancora fioccano frasi come quella "faccio in SL quello che in real non mi posso permettere".
Mentre costoro continuano imperterriti, nell'estate del 2025 l'antica dicotomia tra realtà e finzione è un lontano vago ricordo e come disse Philip K. Dick nella celebre "conferenza di Metz" c'è da dubitare che di realtà ne esiste una. Per affermazioni come questa, Philip K.Dick cinquant'anni fa veniva considerato un pazzo, dopo mezzo secolo le cose sono messe molto diversamente ed è considerato un genio. Sentite qui (tratto dalla pagina di presentazione): Nelle sue storie ha raccontato con un’incredibile capacità predittiva il mondo che sarebbe arrivato dopo di lui: l'ubiquità di Internet, la realtà virtuale, i software di riconoscimento facciale, la capacità della pubblicità di inviare messaggi personalizzati, le auto senza conducente... Ma le sue storie partivano dal presente, non dal futuro: da quel “più umano dell’umano” di cui i suoi libri sono intrisi. Detto questo, in Italia, dove siamo impantanati nella questione nord-sud e su cosa sia stato il fascismo, una importante raccolta delle sue opere curata da Emanuele Trevi è stata pubblicata su due volumi dai Meridiani di Mondadori, collana che publica ciò che è ritenuto immortale. Alla faccia di chi non legge che sono solo affari loro.
Accadono cose curiose, come in politica quelli che fanno più pubblicità alle destre sono i sedicenti "di sinistra", quanto alla lettura, i primi che istigano a non leggere sono proprio quelli che la lettura dovrebbero promuoverla che in estate, immancabilmente, mettono sul mercato offerte a prezzo scontato di cose che con la realtà attuale hanno veramente poco da condividere. Per non parlare dell'implicita predica che certi consigli per la lettura contengono, in proposito dell'estate come stagione per prendere in mano Proust o quel mattone di Tolstoj. Come se le vacanze fossero tuttora come ai tempi del boom economico degli anni 60 e a base di pedalò e ghiaccioli. Un qualcosa su cui perennemente incombono quelle, si quelle di una volta, suggestioni amorose che avevano la caratteristica di finire entro settembre ma tuttavia capaci di condizionare la nostra opinione sul sentimento per il resto dei nostri giorni. L'estate è un orgia e quanto al divertimento, è solo un pre-orgia. Quanto allo sport altro non è che farsi un fisico attraente. Da esibire.
Nello stato attuale delle cose che gli editori sembrano non conoscere, la perdita di senno e una costante, tra media che si contendono l'audience, un esercito di lupi solitari in cerca di fama, leaders politici che vivono di annunci e occasioni inventate, filmati addomesticati, foto ritoccate con l'AI e un erotismo da porno-trivio, definisce una nebulosa dai confini sfumati, zeppa di messaggi pubblicitari, però in continua espansione, qualcosa capace non soltanto di superare SL ma proprio di farla sbiadire.
Altro fattore di decadenza del mondo virtuale che frequentiamo è la dipartita americana ormai palpabile, presenza messa in crisi dalle politiche che hanno preso piede in quel paese che si dice governato da un pazzo. Peccato che questo "signor pazzo" sia al passo con i tempi che evidentemente hanno bisogno di tipi del genere. Opporsi ad essi con i mezzi che vediamo dispiegati: si fa per dire, perché considerando i media neutrali questi geni non si capacitano di avere una visibilità infima; meritatamente infima mi viene da dire visto che questi geni tattici sembrano la versione politica di chi considera Proust o Tolstoj il rimedio all'autofiction dilagante.
Per quanto mi riguarda, sulla situazione generale la penso esattamente come quel regista britannico che si chiama Adam Curtis che afferma: la nostra crisi è una crisi dell'immaginazione. Sono assolutamente d'accordo con lui.
E con questo chiudo il post: chi c'è, c'è e chi non c'è, non c'è.
