Per me è un weekend dedicato alle città invisibili, ovvero alle reti urbane simili alle linee dei trasporti pubblici che pur non essendo visibilissime, tranne le fermate che in genere sono ben segnalate, danno senso alle esistenze urbane. Un altro elemento non esattamente visibile al primo colpo sono le dislocazioni dei punti dove trovi sempre un taxi, oppure i punti dove puoi prendere e riporre i monopattini, per fare altri due esempi sempre intorno al trasporto.
Il dato più interessante è notare dove sono le chiese e prendersi la briga di stampare una copia della mappa cittadina, magari in formato A3, e segnare con un punto colorato dove si trovano. Viene fuori un reticolo interessante e tutt'altro che casuale: se una chiesa è lì dove si trova, una ragione c'è sempre e lo stesso vale per molto altro. Infatti può essere interessante applicare lo stesso sistema a qualsiasi tipo di funzione comunicativo-sociale, a vostra fantasia. Pertanto, se usiamo colori diversi, omogenei per funzione, e li uniamo tra di loro, vediamo che la pianta della città diventa tutto un sovrapporsi di ragnatele su ragnatele che possono svelare dei significati. Se trovate più interessante segnarvi i punti che secondo voi sono inquietanti, fatelo pure: l'unico limite è, come si dice in SL, la fantasia.
A proposito di SL, trovo appropriata a questo universo parallelo una cosa che ho letto, estrapolata proprio da testo "Le città invisibili" di Italo Calvino, un classico insomma: L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
