Nel tempo ho sempre dubitato della certezza, o quasi certezza, americana di appartenere a un ambito umano esente dei vizi che hanno coinvolto gli europei in generale nel XX secolo, un Europa dove loro sbarcarono in seguito dell'ingresso degli USA in quello che è detto "secondo conflitto mondiale", definizione utilizzata dopo il 1942 (prima di allora i conflitti erano tutti trattati come episodi locali) e divenuta in seguito talmente comune che la maggior parte dell'umanità la prende per vera. Come se, in una convivenza fino ad allora pacifica, all'improvviso e in ordine sparso, dal 1938, 1939, 1940, 1941, 1942, si fosse scatenato il pandemonio per volere di alcuni capaci di convincere persino gli eschimesi a comprarsi il frigorifero. Tutto per il gusto di menare un pandemonio di cui dalle nostre parti ci sono ancora le tracce, pure ben visibili, in alcuni ruderi ancora presenti, nelle ricostruzioni speculative e nelle fortificazioni, per lo più inutili, ancora sparse qui e là. Quest'ultima potrebbe essere una buona idea fare delle foto a questi ruderi, alcuni dei quali alcuni kamikaze li usano ancora per tuffarsi in mare, facendo un lavoro su scala ridotta rispetto a Bunker Archeology di Paul Virilio che sarebbe tuttavia interessante. Cose che in Nordamerica non sanno nemmeno di cosa si tratta e, probabilmente, sufficienti a distribuire la legittimità di provare lo stato di coscienza-animo di sentirsi esenti, al riparo della fiaccola della statua della libertà che, appunto, non a caso è rivolta verso l'Europa verso la quale, quando era il luogo delle fortune per casta ereditaria, l'America era una risposta fondata sui diritti e non sugli odiosi titoli dei cognomi multipli.
Diversi ma in certi momenti c'era in loro come un ombra, come si agitasse in loro un attrazione per i fenomeni europei che, probabilmente, è da ritenersi originata del fatto che l'origine della cultura dominante nel Nordamerica è, nel bene o nel male, europea, che essi sbandierano con disinvoltura nel culto dei Beatles, per esempio, e altri dettagli. Nello stesso momento, però accusano l'Europa di essere loro parassita, atteggiamento a dir poco contraddittorio anche se pittoresco nel trattarci come fossimo gli United States of Europe, cosa che non eravamo e che adesso, visto come ci trattano, ci poniamo seriamente di essere. Insomma è come se trattassimo due individui come una coppia sposata mentre formalmente non lo so e, questi due, si ponessero il problema di compiere il passo burocratico-amministrativo di esserlo sul serio, facendo comparire il rispettivo nome nella casella opportuna. Il tutto secondo una filosofia molto spicciola che si può riassumere, anche questa, così: "Ma si, facciamolo... così abbiamo un motivo in più per festeggiare qualcosa".
In ogni caso, i loro segni li troviamo tutti molto espliciti nella loro arte, da personaggi intimamente conservatori come Janis Joplin, star che si sfondava di Southern Comfort (Conforto del sud) e sfogava la sua ribellione iconoclasta contro Mercedes Benz e Porsche, anche TV a colori, nella sua canzone che comincia con I'd like to do a song of great social and political import (Mi piacerebbe fare una canzone di grande importanza sociale e politica). Una canzone ricca di premonizioni, la definirebbe qualcuno appassionato del senso delle cose meno ardito di come ho detto in un precedente post su Hollywood. Cito questo, eclatante esempio di pseudoribellione, ma la loro -americana- arte è fitta di altri segni zeppa di nostalgia come la loro letteratura, puntualmente riprodotta in film, è piena di visioni distopiche, il senso dell'horror punitivo, del porno brutale altrettanto punitivo, i finali tragici puntualmente puntivi come quello di Thelma e Luoise, che per capirne il senso ho dovuto attendere fino al 2025.
Ho letto con interesse un articolo di Oliver Guez (La Lettura del Corriere della Sera, n. 37 del 3 agosto 2025) di cui cito un interessantissimo lavoro risalente al 2018, stavolta sull'America dell'indifferenza diffusa (già identificata come latente, da quelle parti, dall'acuto Alexis De Toqueville tantissimo tempo addietro). Tale indifferenza è indicata come maggiore combustibile che spinge quel luogo che ha perso ogni patina di simpatia verso il baratro del totalitarismo dei ricchi che erano già diventati e che nell'ultimo decennio ha trovato un interprete nell'uomo degli annunci e degli incontri diplomatici nelle sedi sue private, ad esemplificazione del fatto che le democrazie, con i loro luoghi istituzionali, hanno perso qualsiasi appeal. Loro sopratutto, paradossali ex sedicenti "la migliore democrazia del mondo", sono in mano all'abile navigatore nella galassia di persone rinchiuse nelle loro certezze rinfocolate da opinioni formate su quello che propongono gli algoritmi che apparentemente liberando, hanno di fatto rinchiuso le individualità in un mondo di certezze che qualsiasi mente libera non può che definire opprimente per l'incomunicabilità che tutto ciò comporta e che solo ha creato individui certi delle proprie opinioni, qualsiasi esse fossero, più sballate o meno sballate che si trattassero. Un incomunicabilità che è tangibile nei mondi virtuali che attualmente offrono il desolante spettacolo di persone ammassate solo per cercare sesso egoistico e soddisfacente una voglia di porno apparentemente senza fondo.
