Mi sono sempre chiesta quale fosse l'interesse dei russi di matrice bolscevica verso il Messico, luogo dove trovò asilo Lev Trockij nel 1937 e dove morì, nelle circostanze che sono storia, nel 1940 all'età di 61 anni.

C'era un precedente messicano: nel 1931, dagli stati Uniti dove fu invitato nel 1930 dalla Paramount, giunse in Messico il regista Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, noto per aver diretto nel 1925 il film La corazzata Potëmkin. Lì girerà Que viva Mexico!, film ambientato durante la rivoluzione messicana del 1911. Eisenstein trascorse un periodo, quindi, nella cittadina di Guanajuato, guidato da tale Palomino Cañedo, il quale farà scoprire al regista nuove cose sulla cultura messicana e sulla sua sessualità. Dall'alto della mia esperienza essellesca, per "nuove cose sulla cultura di un posto un po' esotico e sulla sua sessualità" non dico che ne ho un idea precisa in maniera micrometrica ma, a grandi linee, credo di esserci. Siccome questo blog è destinato a un pubblico non solo adulto ma anche scafato, non aggiungo altro.

Ora, alla luce anche di quanto nel testo del bravo Peter Hopkirk in Avanzando nell'Oriente in Fiamme (sottotitolo: Il Sogno di Lenin di un Impero in Asia), al riguardo di in che cosa potesse consistere l'interesse per i rivoluzionari russi per il Messico (e il reciproco interesse per i rivoluzionari messicani, ammesso fossero dei rivoluzionari, verso la Russia di un secolo fa) mi rispondo che vista la nota opinione di quelli -intendo i rivoluzionari russi- circa fare della loro rivoluzione una cosa planetaria, con questi indizi non è assurdo che una persona dotata di fantasia immagini che Eisenstein fosse incaricato di fare una ricognizione per vedere che aria tirasse da quelle parti. Che non ci riuscì è un dato leggibile nella perdita di credito nei confronti di Stalin che successivamente è palpabile nel curriculum del grande regista che, alla faccia di Fantozzi. pose le basi all'arte del montaggio cinematografico senza la quale Villaggio avrebbe fatto per sempre il travet. Eisenstein, il grande teorico del cinema, morì nel 1948 a Mosca. Aveva cinquant'anni.

Tutto questo per dire che a Ferragosto si fa più netta in me l'idea che il comunismo è un fenomeno che aveva senso solo nella Russia (intesa come impero sovietico coincidente grosso modo con l'impero zarista) di un secolo e passa addietro, dove confluirono le migliori menti che laggiù erano all'apice tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Che infatti confluirono quasi tutti (Nabokov no, giusto per fare un esempio) nel bolscevismo. Tra questi, uno che probabilmente comprese, fu Vladimir Vladimirovič Majakovskij. Questo al di là delle serie e teorie in merito.

Sui significati della morte, in Russia, vedasi, di Gianni Piretto, il testo intitolato "L'ultimo spettacolo".

Ah! Quasi dimenticavo: per me queste cose sono "vacanza". Chi per vacanza intende quei luoghi pieni di gente, pieni di regole asfissianti, dove tutto costa come minimo il triplo, si accomodi pure. Anche a pensare che sono bizzarra.

Buon Ferragosto.