Il modo in cui ricorreva la "Q" tra i due mandati del biondo-arancione -che tutti sanno di chi si tratta- ricorda uno stile che si dice abbia tra i suoi precursori la celebre serie televisiva creata da David Lynch e Marc Frost molti anni addietro (1990/91) poi ripresa con un finale nel 2017. In quella serie, caratterizzata da una musica indovinatissima a commento di una serie di dettagli tipici del mistery ma che non portavano mai a niente: la finalità del narrato era solo aspettare la prossima puntata. Il tutto in un opera visualmente interessantissima dove l'unico dato che veniva ribadito era l'ovvietà dell'esistenza di tresche e vari maneggi tra residenti provinciali azzimati e ragazze dalla fisionomia ideale per frequentare in SL il DeBunker, tutti personaggi di cui veniva propinata con maestria una sequela di ritratti con pose classiche vittoriane a sottolineare che dietro le facciate c'è sempre la solita storia, come ci ricorda tutti i giorni sempre SL che, non a caso, ho definito "specchio della realtà". Quanto alle capacità del regista, dalla collaudata sapienza nel rendere affascinante il nulla americano, come specialmente "Blue Velvet" ma sopratutto "Cuore Selvaggio" dove l'attrice preferita del nostro, Laura Dern, bionda che sarebbe piaciuta a tutti quelli che adorano la visione anglosassone degli Stati Uniti, pronuncia: È un mondo cattivo, senza pietà, che racchiude dentro di sé un cuore selvaggio

Quanto a "Twin Peaks", i dettagli affascinanti per chi crede che le immagini siano realtà anche spirituale, essi venivano proposti con abilità indiscutibilmente notevole e ne ricordo uno davvero formidabile quando a un certo punto, sotto un unghia della ragazza morta il poliziotto tirava fuori, con le pinzette, un pezzettino di carta con impressa la lettera R. Non conduceva a niente se non ad aumentare il mal di testa corroborato da riprese con il grandangolo di pavimenti a scacchi e personaggi che dicono insensatezze con una sacralità metafora di tutti i credo che abbiamo la capacità d'inventarci e di cui i più hanno evidentemente bisogno come dell'aria che respirano. Di certo costituiva un precedente di come una sola lettera dell'alfabeto, se giocata in maniera opportuna, può quasi reggere da sola un interesse enorme e, anche, di conseguenza, per una campagna elettorale. Insomma, un anticipazione di quello che sarebbe stato il potere della Q che scorridori degli smartphone immaginavano scaturita dal mitico dark web che il telefonino, la bicicletta a rotelle elettronica, gli negava.

Tralascio il successo che la figura femminile di Laura Palmer potrebbe avere ed effettivamente ha sui players di SL, un po' per il suo essere una bell'immagine con un profile pieno di ovvietà e frasi da interpretare come preambolo dell'oscuro (da riempire con la nostra fantasia che non vede l'ora di ammalarsi formata su questo tipo di cultura della ricerca del "cosa c'è dietro"), un "tipo" che se di pixel sarebbe stata un eccellente testimonial di un qualche produttore di hairs in SL, come Truth per fare un esempio su tutti, attorno a Twin Peaks le attestazioni di ammirazione si sprecano tuttora e, pertanto, non ci tengo né ad aggiungermi agli incensatori ma nemmeno voglio fare come Fantozzi recitando la stessa pseudotrasgressiva parte verso un opera sacra, nel caso specifico la celebre La corazzata Potëmkin di Eisenstein. Posso solo considerare che, come l'opera russa, anche Twin Peaks ha effettivamente attorno a sé un qualcosa di sacro, nel suo caso cercato con abilità e ampia possibilità di mezzi, con questo consenso che raccoglie celebra una formidabile liturgia del "giallo" o "noir" che però, alla faccia di questo che essa vuole allargare, non conduce da nessuna parte.

Apro una parentesi per dire che se Rendez-vous with fear di un certo Norbert Davis è detto "il giallo di Ludwig Wittgentein" non è certo un caso e che il genere, quindi, non è da prendere sottogamba come invece in gran parte si fa.

Twin Peaks ha un ambientazione affascinante, l'immagine che è eletta a suo simbolo è un capolavoro pittorico: un ambiente nebbioso, apparentemente calmo e immutabile, dei cavi che fanno pensare all'energia elettrica o, anche, alla comunicazione; la strada che svolta verso dove non si sa e la scritta Welcome rivolta a chiunque passi da quelle parti, ma attenzione, anche chi la osserva all'inizio/disclaimer del telefilm. 

Questo è il primo cortocircuito comunicativo: perché il Welcome è davvero solo un modo di dire di rito e di fatto non esiste, cosa che sospettiamo sia una caratteristica degli Stati Uniti in generale, come hanno sempre detto i detrattori e che soltanto oggi viene a galla in maniera palese a tutti. A conti fatti, oggi,  sono abbastanza d'accordo con chi sostiene che questo serial possa essere un punto cardine di svolta verso lo stato attuale delle cose. 

Vi è una comunanza tra quella realtà filmica e la realtà, sottolineata da quella accuratezza nella ricerca del casting che oggi contraddistingue le facce che la politica propone con quella esasperazione tipicamente americana e anche loro soggezione nei confronti dei fenomeni europei nella loro visione che fa di tutta l'erba un fascio, con quelle citazioni visuali fino ai loro palchetti che, in un modo decisamente interessante, tendono a somigliare a una versione moderna al famoso palchetto dove veniva ritratto Lenin che si agita verso una folla attenta e che sembra dire "lottiamo!" verso la categoria lavorativa definita da lui stesso e a cui lui stesso, appunto, figlio di un professore di matematica e fisica in una città di provincia come Twin Peaks, non è mai appartenuto. Sto parlando di un qualcosa che accade da sempre, quindi.

Se il comunismo apparentemente propone risposte ai drammi sociali, tralasciando che queste risposte non hanno chiuso il cerchio esattamente come Twin Peaks non giunge a nulla, ciò non significa che queste cose non servono a niente: vi è, in opportuna scala, una affermazione che consiste nella santificazione della banalità e nella conferma che noi, le vite, preferiamo buttarle. La Second Life di tanti narratori che sono i creatori di avatar, dice lo stesso con un efficacia molto maggiore.