Questo post non è per polemizzare ma giusto per manifestare il mio disappunto verso quell'etichetta che ci viene messa addosso dalla stampa e anche dalla politica nazionale, due settori che nello stato attuale delle cose è difficile comprendere dove finisce una categoria e comincia l'altra, visto che i politici evitano di presentarsi in quelle trasmissioni televisive che una volta "funzionavano" ma oggi sono sistematicamente evitate e sono finite per essere di giornalisti con giornalisti che polemizzano tra di loro, alcuni dicendo di essere "di una parte" con altri giornalisti che dicono di essere "dell'altra", parte s'intende. Poi se queste parti sono davvero due o è soltanto una con due facce anche se dalla fisionomia ed estetica molto simile, è quasi un altro discorso.

L'etichetta di cui parlavo è quella, ragionando nel tanto amato modo dei grandi numeri come da anni si fa regolarmente, del caso specifico che Trump faccia "paura" e che l'elezione dello stesso sia una "sorpresa". Da mesi non c'è commento, da qualunque angolazione venga affrontato il problema, che non citi questi due "concetti" che sono una costante: paura e sorpresa. Sottintendendo la collettività (sempre attribuita ai numerosi commenti nei social con i quali la TV ha imparato evidentemente a convivere) e capillare (per motivi equivalentemente connessi all'uso dello smartphone).

Rifiutando l'idea di essere confusa con questa massa informe, fatta di followers che in gran parte sospetto autentici come il traffico in certe lands di Second Life, a cui questi intellettuali di professione sembrano rivolgersi, ci tengo a specificare che: (1) Trump non mi mette nessuna paura (non credo tra l'altro di essere l'unica al mondo indifferente alla sua seduzione) e, quanto al secondo concetto, (2) la sorpresa, per me non lo è stata perché ben annunciata da elementi di perplessità come la sconfitta della Harris -che non mi sembrava una demente, precisiamolo- che dopo avere, prima, guadagnato punti nei sondaggi poi lo ha disperso andando ad acchiappare farfalle. Un modo che se fatto a casaccio, è come vincere al lotto guardando da un altra parte anziché la schedina che si sta compilando. 

A tutto questo c'è un effetto collaterale che forse è sottovalutato che consiste nel fatto che se la sorpresa è stata per i giornalisti, in questo caso è impossibile non considerare il narcisismo come fonte d'ispirazione: cioè credono forse i giornalisti di essere talmente sopra la media per cui è legittimo per loro pensare cose del tipo "hanno fregato me, figurati tutti quegli altri scemi lì?"

Se si, ciò comporterebbe almeno un altra considerazione subordinata: ci immaginano proprio tutti rincoglioniti che pensiamo, stupiti, che la foto fasulla delle vacanze pubblicata su Instagram dal nostro collega sia autentica e se lo incontriamo nel corridoio pensiamo di essere in presa alle allucinazioni e quindi se ha pubblicato la foto che è in vacanza, lui ha detto il vero, perché la foto è verità, quindi sono io ad avere le allucinazioni e domani andrò da un dottore a spendere 200 euro per una visita specialistica. Più 100 per l'urgenza e siamo a 300, che sono ben spesi perché "prevenire è meglio che curare".

Dove abbiamo sentito dire questa frase?

Non dico altro: so che chi fa certe scelte le difende fino alla morte e non voglio diventare un bersaglio per i kamikaze.