Sforzandomi di osservare le cose NON dal mio particolare, considero le due guerre mondiali avvenute nel secolo scorso due episodi culminanti di un unica epoca conflittuale intervenuta con l'avvento di nuove tecnologie divenute certezza all'expo di Parigi del 1900 che, come al solito, anziché aprire a un periodo di pace e prosperità hanno fatto da telaio per un periodo conflittuale successivo, caratterizzato via via sempre di più dalle macchine con due momenti di maggiore intensità , uno, cominciato ben prima del 1915 e continuato ben oltre il 1918 (date da cultura da scuola primaria) poi continuato in una miriade di scontri definiti locali e rivoluzioni assortite, verso la maggiore intensità del periodo 1940-45 (per citare altre date care a chi ha ben impressi i concetti della scuola primaria). In questo arco di tempo è successo quello che a grandi linee sappiamo tutti. Questa serie di conflitti portano a una constatazione visiva: gli eserciti, fino ad allora colorati, nel XX secolo sono diventati tutti grigioverdi. Il periodo conflittuale attuale è un altro salto di qualità e possiamo parlare, nel nostro caso, di un conflitto successivo che anziché sulle macchine e l'acciaio si basa sull'elettronica, anch'essa nata per portare pace e prosperità ma poi invece diventata il solito veicolo di arricchimento per pochi anche se più numerosi della famiglia Krupp di turno e il telaio di una nuovo tipo di guerra che si combatte anziché con uomini, con droni e assalti informatici assortiti. In parole più semplici, il lungo conflitto del XX secolo è di una società fondata sui mezzi terrestri ed aerei a propulsione petrolifera, quello che caratterizza il XXI secolo, porta con se, come un telaio, la società fondata sui computers.
Quest'introduzione per dire che i tempi quieti non sono mai esistiti e tralasciando chi li sogna, i tempi quieti intendo, che solo ammette di essere ingenuo come il nutrito gruppo di chi le guerre le pensa numerate e dichiarate da messi che srotolano la pergamena a governanti in preda alla paura, tutta gente inadatta a comprendere in quale clima sono state concepite opere come quella che cito nella figura che decora questo post, che vide la luce nel 1926, anno in cui se qualcuno sentiva la presenza di qualcosa di mostruoso nella nebbia di propaganda che avvolgeva tutto e tutti, era assolutamente sensato e tutt'altro che pazzesco.
Gramsci, che era intellettualmente di un altra pragmatica pasta, usava altre parole e definiva la "crisi" come momento in cui il vecchio muore e il nuovo non può (o stenta, aggiungo io) a nascere: in questo momento di interregno simile a quello che in mezzo al mare capita quando sta girando il vento, possono verificarsi i fenomeni morbosi più svariati. Detto tra noi, morbosi, in questo caso, è un termine che trovo piuttosto azzeccato che poteva dirsi per gli anni 20 e 30 del secolo scorso? A mio parere si.
Pertanto, nel bel mezzo dell'interregno, quando si aveva ed ha a che fare con il futuro (che sempre esiste e sempre è ineluttabile) con vari scaltri che puntualmente esistono a proporre la tentazione di tornare al passato che sempre si idealizza tendendo a tralasciare che il mondo va solo e soltanto avanti... e non so perché ma mi viene in mente, mentre lo scrivo, quello slogan: Make America Great Again che si abbrevia in MAGA... Howard Phillips Lovecraft, basandosi sull'idea, o concetto, che noi conosciamo solo un numero finito di cose e percepiamo benissimo che l'infinito lo ignoriamo perché temiamo le acque scure che inevitabilmente comporta, creò questa grandiosa metafora che simboleggia la paura dei mostri che quest'infinito ignoto può contenere e che noi, affermando di temerli, invece andiamo a cercare.
Grandioso e geniale, direi...
