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| The Altitude - deck and display |
Personalmente, mi ha sempre lasciata perplessa chi sostiene di possedere un sesto senso per comprendere di che pasta è fatto l'interlocutore, di chi fidarsi e chi no. Questa abilità presunta in molti casi portava a fare dei passi che sono sconsigliati da tutte le polizie del mondo al riguardo della salvaguardia della propria privacy su internet. Ma questo a molti non interessa. A me si. Resta il fatto che queste sensazioni di cui parlavo in apertura e che il mondo virtuale dà a chi lo attraversa in solitudine, alimentano una certa voglia di socialità forse compensativa, certamente da attuarsi in luoghi dove si può incontrare qualcuno.
Queste situazioni di socialità una volta erano distribuite tra varie piazze e luoghi, anche privati, dove ci si riuniva in numero variabile ma certamente sufficiente a far nascere anche relazioni interpersonali di vario genere e intensità sulle quali abbiamo un po' tutti raccolto molti aneddoti e letto le citazioni nei profili. Diciamo che questo tipo di socialità era funzionale specialmente a percorsi internet di stampo classico, consistenti in un approccio appena differente ma sostanzialmente equivalente alle famose chat precedenti. Implicava concentrarsi sul rapporto personale, ovvero nasceva una amicizia, tra elementari giochi di società, costituzioni di gruppetti, demoni e vampiri compresi, si intensificavano privatamente i discorsi a due con qualcuno e poteva seguire l'altrettanto classico scambio di foto reali (che se nelle antiche chat poteva sorprendere, qui ha sempre fatto a cazzotti persino con i system avatar, figuriamoci come possa essere adesso al tempo degli avatar mesh): cioè, se l'impatto visivo dava segni positivi di onestà (cioè non ci si scambiavano foto risalenti a 10 o 15 anni prima), questo era seguito dalla telefonata, poi da un altra telefonata e via discorrendo fino al fatale incontro come suggerito dalle "storie" che poi si basavano su narrazioni romantiche in materia come il famoso "C'è post@ per te" del 1998 prodotto tempestivamente perché l'esigenza era imminente. Film ispirato, per non dire che era proprio un riciclo di un altro film molto più "anziano" che fu "Scrivimi fermo posta" del 1940. Insomma, il tema dell'amore a distanza è antico e per un periodo è stato lecito pensare che internet, per quanto evoluta potesse essere, riproponeva la stessa sostanza con moderni metodi hi-tech. Insomma, era cambiare cambiare il testo della famosa canzone "Aveva un bavero color zafferano/e la marsina color ciclamino/veniva a piedi da Lodi a Milano/per incontrare la bella Gigogin" facendo andare il protagonista invece che a piedi, con il monopattino elettrico.
E' sempre esistito da parte dei produttori di storie, che spesso sono vicini alla politica, la ferma volontà di levare coraggio ai singoli intraprendenti e non è un caso fortuito che ciò è sinergico al fatto che i governi, per quanto si sforzino di sembrare formati alternativamente da parti diverse, sono sopratutto preoccupati che "la gente" li mandi al diavolo e quindi gettano acqua su qualsiasi cosa sembra essere un fuoco. Questa difesa di posizione è implicita in molte opere e in certe è proprio al limite del sopportabile (come nel pessimo film "Surrogates" recitato da quell'attore tedesco che l'ingegneria sociale statunitense spaccia per americano) anche se è vero che l'utenza internet si tratta tutto sommato di una manica d'incapaci già facile da impressionare con termini come autofiction, molto in voga tempo fa nei discorsi degli "esperti" del settore che spuntano fuori dal nulla in ogni momento opportuno. Come predica la commedia sexy all'italiana incensata nei telegiornali, al volgo, alla fine, interessa solo guadagnare una scopata e questo in tanti casi è vero. Scusate la brutalità ma guardando in giro, ritengo che tale orientamento sia l'unico percorso abbia in mente un buon 30% dei residenti. Esselliani, s'intende. Intendo anche che questo 30% pensa solo ed esclusivamente a quello, la scopata interessa grossomodo a tutti. Detto tra noi, la scopata è anche l'unica attività che non è oppressa da lag in quel carrozzone che è SL della californiana Linden Lab che ha sperperato tempo ed energia a testare mondi sci-fi di cui si è disfatta in sordina. Esattamente come certi Brands motociclistici si sono disfati della produzione (si fa per dire perché è tutta roba prodotta a Taiwan) di biciclette. A seguire le vicende economiche si scoprono un sacco di cose.
Ma torniamo a noi. Detto che una certa socialità dei primordi è venuta meno con l'avvento del social network (quello per antonomasia, si proprio quello che NON nomino) dove sono confluiti loro e tutti tra il 2007 e il 2009, persino gli avatar come tali, certe volte interloquendo con persone pseudoreali sfiorando quindi l'assurdo sventolando la bandiera con su l'ideale scritta "io non ho niente da nascondere". Gente che saliva allegra a bordo di un treno che correva verso un binario morto.
Pertanto anche le ricerche d'amore, chiamiamole eufemisticamente così, cui SL stava stretta, se ne sono andate lì dove presto si sono tacitamente stabiliti dei canoni comunicativi tramite un linguaggio calibrato per la nuova situazione. Pere rendere l'idea, le MILF (termine che non vedevo usare da tempo riportato in auge da una avataressa che vedo muoversi ultimamente) si pubblicavano in ritratti glorificanti mentre altre coetanee non in vena di schermaglie, al proprio ritratto in occhiali da sole e cappello a tesa larga da gran signora preferivano la foto di un fiore, del proprio cane, della torta per il loro amore: "auguri per i tuoi 5 anni, Luca". Quest'ultima roba come un secchio d'acqua gelida per il focoso sfogliatore di pagine elettroniche capace perlomeno di comprendere i testi delle canzoni degli 883. Chi cerca di più in questi ambiti digitali resta deluso: l'atteggiamento preponderante dei cacciatori è sempre stato da "utente del supermercato", cioè un girovagare simile a quello che si fa nei market con l'occhio attento ai prezzi (profili) e le mani pronte ad afferrare per gettare nel carrello l'oggetto gradito. Poi, possibilmente, fare il furbo alla cassa. SL non fa eccezione e infatti i profili sono strutturati in modo tale da favorire una versione da depliant di se stessi e invita, non so se deliberatamente o meno, a rendere la vita facile ai curiosi e guardoni. Molti aggirano questo sfoderando ironie in certi casi davvero geniali.
Per quanto apparentemente "basso", quanto ho descritto sommariamente qui sopra determina una specie di zeitgeist digitale variabile nel tempo, cioè in quel mondo che ci da sensazioni, dove esistono sentimenti come invidia e gelosia, a starci degli anni osservi che procede per periodi che sono come bolle che implicano comportamenti generalizzati capaci di accomunare un certo numero di utenti. Periodi che si susseguono, incessantemente e trasformano cose che oggi vanno anche bene, in oggetti obsoleti domani. Infatti qualcosa del genere è sempre in corso d'opera per cui sta certamente avvenendo anche adesso.
Voglio piuttosto giungere ai locali (club) di cui ho promesso di parlare all'inizio di questa serie di post. Allo scopo ne citerò un paioo e, specifico subito, che si tratta di luoghi non particolarmente orientati o rivolti a una precisa nicchia di pubblico anche se il primo caso, al suo esordio, poteva essere qualcosa del genere.
Parlo del BK, un luogo che è forse più simile a una piazza fatta a locale ce soltanto un locale. Ha un traffico impressionante. Sarebbe un sex club -poi non so: quale club non è sex?- con poche regole tra cui "no child avatar" e quella di avere un apparenza umana, cosa che in SL non è tutt'oggi esattamente scontata. La forma femminile non è obbligatoria ma rappresenta il 99% dei suoi frequentatori. Capitano raramente dei maschi, anche bellocci, ma l'idea di essere in un sex club li rende odiosamente baldanzosi nel praticare il gioco del frequentatore del supermercato, pertanto tutti questi baldi giovanotti ipermuscolosi, pieni di sé e stratatuati sono tutti destinati a una specie di suicidio sociale. Che vadano in altri posti non lo so, non si vedono da nessuna altra parte e probabilmente non li sopporterebbe nemmeno la mamma, se li vedesse o, peggio, li sentisse. Nulla di strano che qualcuno poi ritorni con forme femminili ma spessissimo è "cambia la forma ma non la sostanza" e l'effetto è lo stesso: eccessivo in ogni senso. Un altro suicidio sociale in questa piazza apparentemente semplice è inflazionare i vari Flickr e Primfeed -ed altri equivalenti- di foto che pretendono di essere porno: stano ma vero, dimostrare di essere interessati solo questo aspetto pubblicando decine di foto al giorno penalizza presso quel pubblico dove nessuno è in odore di santità. Forse funzionerebbe nel collegio iperconservatore gestito da religiosi ma non lo so: non ho mai frequentato posti del genere. Lì, finita la fase di credere di essere sulla cresta dell'onda porno, questi soggetti straproducenti propornoidi finiscono nel bidone del trash accompagnati/e da un commento molto banale: "mi ha stufata con le sue cazzate". Se poi le cazzate sono pure di cattivo gusto è un "aggravante" com'è un aggravante avere una crisi di nervi e accusare tutti di essere disonesti se si perdono tutti i soldi giocando alla roulette in un casinò off-shore gestito da 20 individui di 25 nazionalità diverse. Quello che ritengo degno di nota è che in questo angolo apparentemente infimo -che sarebbero straordinari se possedesse ance un solo milligrammo del sale di storie come Casinò Royale- emerge come una certa autenticità dei personaggi. Come vi fosse, nell'aria, una specie di reagente che fa diventare fluorescenti le teste di cazzo. Devo dire che ultimamente, le persone fluorescenti sono troppe e, infatti, l'allegria che un tempo regnava al BK si sta scaricando sul terreno come la corrente che si disperde nei puntali della messa a terra, tra un gusto che da un po' predilige il troiesco e stilisticamente non è propulsivo come un tempo, fisionomie troppo standardizzate, profili sciocchi e "no pay info" su avatar che hanno addosso mai meno di 7000 L$. Tolti questi, evitati i bigotti che fanno sesso a gogo per scandalizzare -ma chi?- resta molto poco.
Un luogo importante, sotto ogni punto di vista, è The Chamber: originariamente dedicato a un pubblico che giocava un roleplay da quelle parti, a un certo punto hanno preso ad organizzare un party aperto a tutti che si svolge tuttora settimanalmente, cogliendo il risultato di raccogliere un pubblico vastissimo e al passo coi tempi estetici del mondo digitale cui viene proposta un grande qualità musicale da parte di DJ, senza host, che non ho mai capito bene che razza di ruolo sia. Di questi è percettibile quel senso di "governo della sala" che troppi DJ invece non possiedono ma che invece un vero DJ deve avere per forza, se no è solo uno, anzi "una" perchè la maggioranza sono donne, che mette dischi uno dietro l'altro. Come la tenuta di queste donne-DJ sia più o meno troiesca è una faccenda tutta femminile. Qualità, quest'ultima, che in troppi casi eccede in maniera sospetta di essere complementare all'audience. Al The Chamber non vi è nessuna pretesa di trasformare il party ricorrente durante i weekend in un "industria del divertimento" quotidiana a ogni ora, cosa che contiene una forma di stress implicito; così come vi è l'assenza dell'intento di trasformare la serata in "evento", vocabolo, quest'ultimo, che in Italia è usato in maniera spropositata a definire ogni riunione o assembramento di più di tre persone. Tutto per via di quell'effetto specchio che in questo caso traspone il linguaggio televisivo che commenta l'industria turistica e altro vario e assortito, nel web. Effetto specchio di cui ho parlato spesso nei miei post sulla vita virtuale. Una cosa curiosa è che tutti dicono di non guardare la TV mentre le espressioni e il gusto estetico dei singoli affermano l'esatto contrario. Effettivamente essere esenti dal messaggio televisivo è da molti anni praticamente impossibile: dovremmo ammetterlo per onestà nei confronti prima di tutto di noi stessi.
Un posto che a me piace tuttora, come ambientazione e pubblico, che non è mai stato vastissimo, è l'Altitude (cui dedico la foto di contorno di questo post) che nella mia esperienza personale ha segnato il passaggio da luoghi di ritrovo raffazzonati a luoghi realizzati secondo una certa logica e cultura digitale, ovviamente. La chat pubblica è frequentatissima e anche poco banale. Richiede però una certa padronanza della lingua inglese per essere all'altezza. Quanto a me, capisco quello che dicono ma i miei tempi di risposta non sono così pronti. Peccato, parlassero in italiano avrei avuto, qualche volta, qualcosa da dire. Non sanno cosa si sono persi. E' una battuta, ovviamente.
Un locale che veramente può ritenersi degno di tale nome e che rispetto ai primi due che ho citato possiede, rispetto al primo, un publico davvero eterogeneo e rispetto al secondo procede invece su ritmi industriali, è il Satyr, che per questa sua autentica internazionalità resta il re dei club e detiene una prima posizione in una mia classifica ideale di questi luoghi. Da anni è frequentatissimo anche se pur derivando da una specie di piazza di cui avevo immagini nel mio Flickr che non esiste più, non è mai diventato una piazza come nel sorprendente caso del BK, luogo dove non ho detto che si balla con una radio sintonizzata su una programmazione radiofonica leggera che trasmette quei brani che sono ottimi per l'autoradio quando NON si è imbottigliati nel traffico e la strada è abbastanza sgombra e priva di difficoltà da permettere a chi guida di mettersi a canticchiare. Nemmeno qui al Satyr prevale un qualche clan anche se chi lo dirige è percettibile abbia polso, nonostante alcuni DJ portano un loro pubblico e tendono, insieme a questo, a diventare per le due ore canoniche i padroni della sala. Questo è però un loro limite: il DJ, secondo me, dovrebbe curare tutto il pubblico non una cerchia. Però la qualità musicale generale è buona e, quanto al socializzare, là, dove qualche chance c'era, ora è particolarmente avvertibile lo zeitgeist del momento, fatto di una politica di accuse arroganti, annunci che devono fare il botto sui social e rimbalzare da un utente all'altro. Un mix che ha minato i rapporti interpersonali sopratutto intercontinentali. E mi fermo qui. Per il management di quel locale, comunque, quello che avviene e che inevitabilmente fa retrocedere se non davvero incrina i rapporti, è probabile stia creando difficoltà. Devo ammettere che io stessa da qualche tempo non metto piede in taluni luoghi battenti una determinata bandiera. Effetti specchio che rendono le battute altrimenti simpatiche leggibili secondo ambigue angolazioni.
Al W21 questa difficoltà interpretativa non esiste, la musica e buona ma non ho mai scambiato una parola con nessuno. La cosa sarebbe spiacevole se accadesse soltanto a me ma non è così e lo dicono tutti e, inoltre, la local chat che lì si potrebbe svolgere, con il suo non avvenire non mi sembra in grado di smentirmi. Sorrido: la local, lì, è inesistente peggio che al Carnal, luogo di ritrovo molto particolare dove però la local silente è più che opportuna. Quando parlerò dei luoghi particolari, vi dirò il mio perché. Ma l'affollamento al W21 è assoluto e si diffonde persino nel piazzale antistante. Morale della favola, l'impressione è di trovarsi al raduno di afkers che ascoltano musica proposta da DJ anche bravi ma che sembrano lavoratori turnisti: arrivano defilati e, finito il loro turno, scompaiono nella notte. Problema, questo, che in misura leggermente inferiore si verifica anche al Satyr. I Dj sono un altro argomento che merita un post a sé stante.
Di locali invece che si sono rivelati dei flop, ai miei occhi, me ne vengono in mente due, il primo è il The Basilica, che iniziato in gran spolvero ed è finito quasi immediatamente nel nulla nonostante il pubblico fosse "di livello". Ma il livello a volte si rivela un boomerang e produce livelli d'interazione pari a zero, cosa che avviene anche al W21 che però, diversamente, non fallisce (forse proprio perché frequentato da afkers) e continua a riempire la sim che infatti lagga da paura.
L'altro luogo andato a male di cui vi racconto è il "The Fetish" che alla faccia del nome, che dovrebbe essere la premessa di raffinatezze, tra statue inopportune e una sfilza di congegni restrittivi tutt'intorno, ti accoglieva con due -sempre gli stessi- che, ciliegina sulla fetta di torta, scopavano ininterrottamente in mezzo alla pista. Il bello è che quando ho derendizzato uno dei due è scomparsa anche l'altra. Sorprendente. Questo degli animesh è una cosa che più di di pessimo gusto non si può: animesh di colore che sembrano la security dei super-ricchi che a parole affermiamo di disprezzare, animesh baristi che fingono di lavare bicchieri, animesh danzanti che fingono di ballare al palo. Era ovvio che a qualcuno saltava in mente di realizzare bot-animesh che scopano. Se poi aggiungi un po' di devices BDSM, ecco che accade che ad esserci ti senti un assoluta cretina. Brutta sensazione che però offre il vantaggio di rendere nobile andare al mare a guardare la distesa d'acqua nell'ipotesi che si veda una balena saltare, forse felice. Più di te si. La divina con il corpo Reborn che è bellissimo fino a che lo sguardo non cade sulle gambette, potrebbe svolgere lo stesso ruolo ma non è disponibile: forse ha da fare in qualche location privata. Peccato.
Se non vuoi passare per una che trova divertentissimo farsi infilare in una gabbia e vuoi ascoltare musica, un ottimo locale è il Subculture purché non ti metti in testa di andare lì per chiacchierare con gli avventori. Il personaggio più gioviale è assolutamente impermeabile a chiunque non conosce da almeno due anni e non abbia mai avuto un incarico nel mondo dell'arte. Detto in termini più semplici: se la tirano. Il che impedisce ogni possibilità di sviluppo un po' come politicamente fanno le sinistre, ti sorridono se sei funzionale al loro storytelling ma non metterti nemmeno lontanamente in testa di proporre alcunché: l'idea dell'inserimento di volti nuovi nel loro dominio o land non è per loro nemmeno un incubo, è talmente improbabile che forse, mentre dicevi quella cosa interessante, pensavano: "parla meglio di noi, vorrà inserirsi? ahahahah". Da questo concetto ci ho ricavato la struttura per un romanzo e vado al Subculture per ascoltare musica e farmi venire in mente altri dettagli.
Nell'ambito del nightclubbing un altro caso ancora è il Moka, luogo di raccolta, scarsa, animato da soggetti non privi di esperienza e che a dispetto del nome che fa pensare al caffè italiano prima dell'avvento delle macchinette a cialde, pare ispirato alla Berlino del vizio e dell'eccentrico (e della droga) dell'epoca pre-Hitleriana. Un atmosfera di cui, ad andarci, di questa roba che pretende di citare non si coglie una traccia che sia una e nemmeno quel qualcosa d'impalpabile che generalmente chiamiamo "odore". Il Moka ha una particolarità, "alcune frequentatrici sono spesso seminude?" si potrebbe chiedere qualcuno anticipandomi? No, la particolarità è un uso massiccio dello spanker, quel meraviglioso add-on che permette a chi lo indossa di ricevere una sculacciata. Questo strumento, avrebbe una implicazione erotica, discutibile ma erotica, se usato in modo centellinato. Scordatevelo questo modo centellinato perché lo spanking avviene ad ondate tipo tsunami. All'osservatore più attento però quest'apparente frivolezza appare come uno strumento in qualche modo politico, perché a conti fatti, chi si spanka a vicenda sono gente che rivelano essere in connessione tra loro su un qualche piano che sfugge ai novizi o a chi è fuori dal giro. Accade quindi che se tu non fai parte di questo cerchio magico, non ti spanka nessuno, nemmeno andassi lì nuda con l'add-on che prevede i cerchi concentrici come un bersaglio, rossi rossi tatuati nel culo. A furia di dai e dai, tutti hanno mangiato la foglia del messaggio politico e né la nudità, né alcuna altra magia, permetterà a questa complessiva installazione di mura e umanità di risalire la china che a dire il vero hanno sempre guardato da una quota fuori pericolo per chi soffre di vertigini. Ma l'idea c'era.
Poi ci sono i luoghi molto particolari, le community abbastanza vaste da avere la possibilità di produrre party per se stesse e tutto quel nugolo di locali gestiti da personaggi che probabilmente vogliono improvvisarsi avventurieri/ere che aprono e chiudono nel giro di tre mesi, spesso durano anche meno. Ma sono altre storie non mischiate tra di loro e che per stavolta non ho citato di proposito.
(fine)
