"No, no... non ho niente..."
... ... ... ...
"No, senti... non devi pensare cose strane..."
... ... ... ?
"Dai su, per favore...."
... ... ... ... ...
"No... nessuno mi ha dato fastidio... sono io che sono strana"
... ... ?
"No... è che ho la batteria quasi scarica e m'innervosisce"
... ... !
"Oh, si... non se ne può più di queste cose che si caricano con la USB..."
... ... ...
"Dai, ci sentiamo presto, D'accordo?"
... ...
"OK, a presto, bacio"
...
"Anche a te, ciao"
Rimetto in borsetta il cellulare con la batteria tutt'altro che scarica e cerco di rilassarmi sul sedile del taxi, guardando la città che scorre. Tra l'altro il sedile non è male e l'interno dell'auto è attutito, l'autista guida calmo, c'è traffico e molto di quel traffico è di gente che sta uscendo. Macchine pulite, gruppetti all'interno, assortiti, non assortiti, due amiche, due amici, coppie. Che palle, mi sento una fallita sociale. Incrocio lo sguardo dell'autista olivastro che ogni tanto mi sbircia dal retrovisore. Vedo bene uno dei suoi occhi castani, l'altro occhio solo a volte. M'indispettisco. Sembro davvero una sfigata?
"E' una bella sera, stasera" mi dice cortesemente dopo l'ennesima occhiata nell'abitacolo silenzioso. Sono certa di aver aggottato le sopracciglia. Se ne sarà accorto? Mi ci mancava soltanto l'autista sfrontato. Invece forse perché memore del film Una notte a New York, visto in home video, ovviamente, mi trattengo dalle ostilità , anche se il tassista non è certo la versione egiziana -egiziana?- di Sean Penn. Facendoci caso ha pure una voce a modo suo esotica. Però per stasera ne ho abbastanza. Quindi "Si, effettivamente è una bella sera.." rispondo vaga riciclando il significato delle mani che già avevo a mezz'aria come pronte a menare ceffoni.
Dopo un paio di minuti, lui torna alla carica. "Signora?". "Si" rispondo effettivamente incuriosita. "Non sempre le serate funzionano, eh" e devo dire che lo dice con un tale modo, che sembra sopratutto riferirsi a se stesso, per cui non sembra una domanda, piuttosto un affermazione d filosofo. Un filosofo egiziano? Bé, può starci. Ma ormai sono in modalità friendly. Infatti mi metto a ridere. Vedo gli occhi, suoi, nello specchietto che a modo loro sorridono. Bel modo, privo di malignità , classifico. Io classifico sempre. Deformazione formativa. Ci fermiamo al rosso. Mi guarda. "Se vuole, signora, le posso consigliare un club". Mi fa. Questa poi... Penso. "E che club mi consiglierebbe?". Replico, anche incuriosita. Non risponde subito. Aspetta che scatti il verde e parte soffice. Che bella cautela. "Ah, è molto raffinato..." mi fa. "E come si chiama questo club?" "Oh, non è un nome conosciuto... non ci tengono a farsi pubblicità " "E lei come lo sa?" La risposta, contrariamente alle aspettative, è immediata. "Beh.. facendo questo mestiere, sa, ci ho portato gente ed è anche capitato di riprenderli". "Oh, immagino..." dico non senza un pizzico d'inclinazione beffarda, sottile ma presente. Che ficcanaso. Lui ignora con un'altra pausa pausa. Gli sguardi dallo specchietto non si sono moltiplicati. Complessivamente è elegante, devo dire. "Bè, signora, un locale si giudica dal suo pubblico, no?" Carino questo coinvolgermi dalla parte degli intenditori. "Indubbiamente" replico senza preoccuparmi che gli sto dando ragione su più livelli contemporaneamente. E' vero, le incazzature fanno perdere lucidità .
"Capitano coppie ma anche delle donne da sole..." Non commento. "Parlo di donne... non di ragazzine". Sorrido. Probabilmente mi ha vista farlo dallo specchietto. "Nemmeno di uomini che cercano quel tipo di ragazza... sa... come si dice... arrampicatrici sociali?" Stavolta la mia risata è ben scandita. "Si, si... si dice così" confermo. Confermando contestualmente che conosco la figura. Lui sorride lo stesso, silenzioso. "Di dov'è lei, scusi?" Gli chiedo anche per cambiare discorso. Pausa, nemmeno Craxi doveva essere così bravo. Che poi non so quanto fosse bravo ma lo dicono un po' tutti ma sono improvvisamente certa che il tassista non abbia nulla da invidiare. Ma non è tecnico, diciamo, sembra avercelo nel sangue. "Oh..." fa "... "Vengo dalla altra parte del mare..." Mi dice, poetico, cambiando percorso ma ha senso che lo faccia, siamo sempre nella direzione giusta per andare a casa mia. Ecco, è davvero egiziano, penso. "Sono libanese... di origine libanese" "Oh!" faccio, ma più per come mi sono sbagliata che per altro. "E come mai si trova da queste parti?" Aggiungo. In realtà voglio sapere perché mi sono sbagliata. "Beh.. lì è invivibile.... poi, sa... io sono nato lì... poi sono venuto di qua per studiare... poi sono tornato di là ... ma alla fine sono tornato qui." Stavolta la pausa la faccio io. "Non ne sente la nostalgia?" Chiedo con in mente tutta una letteratura nostrana, degli altri so poco, lo ammetto. La letteratura locale, della quale non sono mai stata una consumatrice accanita ma solo scolastica, già mi basta e avanza. "Un po' si... cioè... " fa, sollevando la mano destra dal volante un attimo "Io lavoro di notte... così ho le giornate libere e faccio tante cose, tra cui, spesso andare al mare" Lo fanno in molti, penso, e a volte li invidio pure. "E penso che vengo dall'altra parte" Aggiunge lui. Che tipo. Non chiedo ulteriori informazioni. "Si trova bene qui?" Mi viene però quasi automatico chiederlo. "Beh... si" Mi fa. "Sa, rispetto a noi, qui è come quando voi andate in Svizzera" A questo punto la mia risata è obbligatoria. Certo, spesso tutto è relativo. Sorride anche lui, in effetti. Ci stiamo addentrando in una strada, per niente trafficata ma centrale, dove le case sono basse, tutt'altro che recenti, tutte con un giardinetto davanti. Sarebbe un aiuola ma da quelle parti li chiamano giardinetti. Insomma, l'albero più significativo è in genere un limone, o un nespolo. Un megalomane ha piantato, molti decenni fa, un cedro del Libano. Non è certo l'unico esemplare in città . Ferma il taxi poco prima di uno di questi giardinetti, con davanti alcuni cespugli dall'aria ordinata. Occupiamo la carreggiata, un altra auto non passerebbe. Le auto sono parcheggiate su entrambi i lati e sembrano stare lì da mesi. Poi non so ma mi sono sempre chiesta come possa essere pensabile, lì, prendere la macchina per fare una commissione e tornare. "Ecco il posto" mi fa "Se vuole..." Stavolta si volta proprio verso di me e lo vedo bene. Si, non ha l'aspettò di un procacciatore. Anzi, sembra il ritratto del buon diavolo. Ci penso per un secondo poi scelgo per il si. "Non ci guadagno nulla... solo il fatto che le corse per le donne, sono a questa fissa in questa fascia... anzi, pensarci bene ci perdo..." dice scuotendo la testa in quel modo che significa non sono tagliato per gli affari. Apro la portiera e scendo. Percorro la distanza verso l'ingresso, scendo i gradini, tre in tutto, fin al livello del giardinetto e mi dirigo verso una porta con una piccola tettoia che in caso di pioggia non servirebbe a niente. Tutto molto sobrio e pulito. Pavimentazione in pietra che non mette in crisi i miei tacchi modesti ma sottili. Apprezzabile. Realizzo che il libanese comunque l'affare lo ha fatto: si è liberato prima e comunque la differenza di fascia non so fino a che punto avrebbe compensato i consumi... Bah. ma quando mai si è visto un libanese che è negato per gli affari? Il portone d'ingresso esterno è aperto. Poi c'è una porta a vetri con due maniglie verticali in ottone, molto lucide. All'interno nessuno, solo si vede un corridoio pavimentato in moquette rossa e con le pareti color oro, corto e stretto, illuminato in maniera discretissima. Alla fine si vede una tenda dall'aria pesante, nera. Stimola curiosità . guardo attorno. C'è un pulsante, in ottone, dall'aria antica ma lucido come fosse stato acquistato ieri. Sopra, un targa, molto piccola, rettangolare, nera con su scritto "Heaven 17" probabilmente bianca. Uno stile che non è il Times Roman, che sarebbe stato peggio in corsivo. Alla fine questi dettagli fanno la differenza. Premo il campanello e, con mia sorpresa, uno dei dettagli neri che dovevano essere le viti, s'illumina di rosso. Mentre lo guardo perplessa si spegne e quella che doveva essere l'altra vite, diventa verde. Ma guarda un po'. Poi guardo verso l'interno e vedo la tenda nera scansarsi.
(2- continua)
