Dove la reticenza impera, per comprendere il prossimo si può usare un sistema come per detrazione, ovvero per quello che l'osservato apparentemente non fa e si guarda bene dal dire... In questo caso è comunque utile considerare che chi è "fuori di testa" si tratta di un caso raro (questo vale anche per certi politici che circolano apparentemente "non in sé": molti di essere "fuori" fanno finta benissimo) per cui se qualcuno è "lì" dove accedere implica cliccare tasti in una precisa sequenza, non vi è certo per caso o per follia. Una volta online, accedere in certi luoghi diffusi IW, non è altrettanto per caso. Aggiungiamo a tutto ciò un altro dato (verificabilissimo) assolutamente da tenere in considerazione: la mostruosa diffusione del porno, argomento ottimo per questo post...
Post che racconta come mi sono addentrata nel groviglio di riflessioni sull'innegabile successo di un sex-club (naturalmente IW) che, fino ad oggi, erano ferme al nulla mentre il successo del club, decisamente non ben fatto e sgradevolmente decorato, continuava imperterrito; un fatto davvero misterioso. Le spiegazioni fino ad ora trovate erano, a mio avviso, insoddisfacenti. A partire dal lezioso "è perché c'è gente" che non basta nemmeno ad un intelligenza modesta: ci sono luoghi altrettanto affollati che si evitano per via del lag mostruoso e dell'antipatia che i presenti suscitano: un mix micidiale. La migliore fesseria finita nel mio taccuino degli appunti resta quel "la gente ci va perché spera di rimorchiare..." che finisce nel trashcan appena scorgi quel gruppetto di americane, ma non solo, che da mesi si è trasferita lì in blocco. Tale spiegazione, se così vogliamo considerarla, semmai spiega come chi fa affermazioni del genere è completamente immerso nell'ovvietà attuale e considera il rimorchiare come qualcosa che si svolge in spazi appositi ben segnalati, esattamente come si parcheggia in appositi spazi, nei supermercati i detersivi sono di là, nei weekend si fanno escursioni con foto dei panorami nei punti suggeriti e, finalmente, in vacanza si va una settimana in crociera!
Uno specchio di avvincenti vite programmate, insomma, con gli aspetti creativi fondati sull'intelligenza artificiale che arriverà a proporci un nuovo film magari con Jim Morrison resuscitato, stavolta nella parte dello sceriffo di qualche telefilm di cui sono ghiotti coloro che preferiscono la vita reale (cioè la TV) al posto di un roleplay nel web. Emozionante. Auguri. Come vi divertite voi non si diverte nessuno. Oddio, non è del tutto vero: i sadici probabilmente si divertiranno a sentirvi raccontare dove volete arrivare voi versione sexy dei soldatini di Guerre Stellari... Ma non complichiamo le cose già ingarbugliate abbastanza.
Divaghiamo semmai un po' attorno a questo sposare spiegazioni in maniera del tutto passiva e ignorando ciò che dovrebbe essere chiaro ai nostri occhi ma che ignoriamo perché le realtà predisposte ci fanno sentire inseriti "nel giro". Ve li ricordate i famosi "bambini moderni" che l'informatica la capivano praticamente come fosse loro infusa nella placenta materna? Bene, guardate come sono oggi, quei bambini che venivano definiti come prodigi e cominciate a farvi un idea di dove porta questo adeguarsi alle spiegazioni pseudo-spicce, sicurezze copiate e incollate all'infinito, così pret-à-porter.
Allora, come dicevo, continuavo a pensare a quel qualcosa di più che doveva per forza esserci nel successo di questo luogo e, se lo dicevo, qualcuno mi prendeva pure per il culo: "ma dai, sono tutti dei cretini... non capiscono un cazzo..." con a seguito il solito repertorio della denigrazione. Cazzo, mi dicevo, non è vero! Si, qualcuno un po' duro di comprendonio ci va, ovvio, nella folla c'è di tutto, pure il maniaco, il megalomane che pensa di sedurre persino gli arredi; capitano però anche persone che, a discorsi, sono libri stampati. Quindi? Niente: tutto era a un punto morto, tra americane cinguettanti nelle cerchie che si danno di gomito incensandosi a vicenda. Quelli che arrivano e fanno quei saluti-appello: Hi Cindy, hi Lia, hi Banana... ecc. ecc.
Tutto fino a quando, procedendo tra gli indizi come Jean-Baptiste Adamsberg (che, per chi non lo sa, è l'alter ego narrativo di Fred Vargas) in un testo che mi capita grazie alla mia abilità di ricercatrice (cioè per puro culo) tra le mani trovo la seguente asserzione di Alain Robbe-Grillet: “La pornografia è l’erotismo degli altri”.
A quel punto mi si apre un mondo perché improvvisamente capisco cosa accade lì: si osserva l'erotismo altrui. Questo è il "porno" che abita in quel luogo virtuale dove ci sono pose ma usarle è da disgraziati. Chi lo fa, viene infatti puntualmente emarginata.
Questo equilibrio è indubbiamente creato dalla owner, una dall'aspetto non esattamente simpatico che però è raro incontrare, apparentemente non interviene mai né la si vede ronzare facendo il padreterno come gli owner in tutti gli altri luoghi dove, come non bastasse l'owner sempre dotato di skybox privata, pullula del puntuale codazzo di leccaculo e la lunga lista di "general manager", "art director" e tutto l'ovvio del mondo che ho descritto sinteticamente all'inizio.
Queste figure, assieme allo spirito sono, roba da matti, il preludio del perché nessuno riesce a replicare questo scatolone sospeso nel cielo di SL dove le figure stazionano inspiegabilmente. Inspiegabilmente un accidente, esse osservano l'erotismo altrui e, pertanto, s'immergono nel porno come da definizione di Robbe-Grillet, mica pizza e fichi. Ciò osservare la disponibilità, gli outfit, gli atteggiamenti, che vi avvengono. Compreso quello dei visitatori occasionali. Persino il mio, quando vado lì per quanto possa vestire moderata, tutto è visto attraverso la lente della prospettiva erotica. A questo punto posso pensare che la dicitura "sex-club" non sia una descrizione ma un settaggio, assieme a tanti altri dettagli. Persino se ti presenti con addosso un sacco con i classici tre fori, tutto diventa puro e semplice "erotismo degli altri".
A conti aggiornati, quindi, questo si trattava di un altro dannatissimo caso come quella porta che sembra impossibile da aprire ma poi, tutto era perché ci ostinavamo a spingerla, invece che tirarla.
