Coerentemente al fatto che la vita virtuale è uno specchio della realtà, la vita nel metaverso riflette il momento attuale che non può certamente dirsi felice. A stare online si percepisce una specie di umore cupo diffuso che rimanda una sensazione di "guasto" e, come al solito, può essere forte la tentazione di pensare al passato (per quanto virtuale) snocciolando la solita storia degli andati tempi migliori con tutto il contorno di dettagli tirati fuori dalla nostra memoria infarcita di propaganda e luoghi comuni che tende al fallace per le ovvie conseguenze.

Quanto alla realtà, bisogna vedere di cosa si tratta dove e quando il social manipola le opinioni e vincola nel modo che sappiamo, tutte le esistenze. Non dite che voi nel social non ci siete perché non significa nulla: è come dire di non sapere cosa implica essere religiosi in un contesto dove il restante 99% è di cattolici praticanti e altri che trovano comodo ed utile essere favorevoli ad esso. In proposito alla collettivizzazione dei riti, è interessante osservare lo stuolo che ritiene l'hi-tech un sostituto di Dio, un numero d'individui che numericamente parlando fanno una massa umana almeno pari se non superiore a quella dei religiosi.

E' mia opinione che ciò accade per motivi di cui voglio citarne due. Il primo è che la gente cerca stupori e, come da "educazione ambientale" simil-fascista (cioè da figurine marcianti, danzanti o ginnaste, o più vastamente sportive su schemi e spazi tracciati), questa gente quando si trova in quel campo libero che è l'immaginazione, sbaglia tempi e luoghi. E' la disabitudine alla libertà innanzitutto mentale: da qui, sprofondando nella perversione, i molti che infatti trovano divertente guardare spettacoli dove dei padreterni in commissione, al concorrente da eliminare dicono "tu hai chiuso!" con il tono di chi dice a qualcuno "levati dai coglioni". Che brivido eh? Si, dove dire "amo il mio lavoro" e "aprire una pizzeria è sempre stato il mio sogno" sono espressioni comunemente accettate, dove si fanno vacanze organizzate (tipo le crociere), è ovvio che non si sa né cosa sia l'amore (che è un rapporto anch'esso che s'impara, come motivazioni, dai media), né cosa sia un sogno, né cosa sia una vacanza. Siccome non c'è tre senza quattro, non ci si deve sorprendere se in un luogo dove tali caratteristiche umane sono maggioritarie non si sa nemmeno cosa sia un qualcosa che stupisce. Ci sarebbe anche dell'altro da citare ma mi fermo qui che basta e avanza.

Il secondo motivo è che non si sa, se non entro il giro di vere e proprie elites, cosa sia o di cosa si tratta la "cultura" che spesso è intesa come quella che esibivano i concorrenti dei telequiz dei tempi ingenui della televisione, quando per un conduttore esibire un nome americaneggiante era considerato un viatico del idea geniale per il successo. Siccome quel tipo di cultura è abbondantissima e pure ben orchestrata nell'intelligenza artificiale, più d'uno ponendo quesiti all'AI penserà di chattare con Dio. 

Il panorama è desolante ma non è certamente mia intenzione intromettermi: so benissimo che le folle sono ingiuste per una loro caratteristica naturale: in fondo fu la folla a condannare Gesù Cristo e ad assolvere il ladrone. Ovviamente quello è un caso estremo ma insegna qualcosa, anche a me che non sono certamente una credente modello.

L'intelligenza artificiale? Lungi da me dall'affermare che si tratti di una cosa inutile ma penso sinceramente non possiede e, a mio avviso, non possederà mai la capacità di astrazione di cui è capace l'umano che non è che sta al palo ma si evolve anch'esso in funzione dell'ambiente in cui si viene a trovare. In tutto questo ha un ruolo la trasgressione, altro tema sul quale non mi avventuro. Dico soltanto che un umano che sa che trasgredire è una cosa ben diversa dal comportarsi, a scuola, come quella cantante sempre saltellante e spesso urlante che sembrava un femboy, una di talmente tanti anni fa che non ricordo il nome...