Piggies è una canzone dei Beatles che, a sentirla, ti chiedi da quale cestino dei rifiuti o bidone degli scarti possono averla recuperata. Poi, si, Rolling Stone mette l'album bianco intitolato -con pochissima fantasia o grande acume, non so: sono due opposti che a volte coincidono- "The Beatles" tra i migliori album di sempre ma, mi chiedo, Rolling Stone sarà mica il papa che decide chi sarà sarà santo e chi no? Detto che stilare classifiche è un abitudine di chi cerca l'assoluto, con tutte le considerazioni da far scuotere la testa che conseguono, per me l'album bianco dei Beatles è e resta un patchwork post-Epstein, fitto di schegge luminose simili ai frammenti del razzo di Elon Musk esploso in cielo qualche tempo fa. Di questo collage fa parte "Piggies", scritta dal lunare ricco sfondato Harrison e cantata da un Lennon altrettanto ricco sfondato, abbagliato dai riflessi di detriti che sfrecciano nel cielo che vedeva solo lui.
Al di là delle considerazioni dell'Harrison-autore che afferma di aver tratto l'ispirazione da Orwell, rivelazione equivalente a quelle citazioni in latino per impressionare sfoggiando la conoscenza dei classici, entrando nel dettaglio non riesco a immaginare Harrison che legge Orwell meditandoci sopra: figuriamoci se ne aveva il tempo. Al limite la storia dei porci gliel'avrà raccontata qualcuno e di persona avrà letto la terza di copertina. Mi sembra più plausibile. Mi scuso per la diffidenza ma Orwell già non è il mio preferito: la sua Fattoria degli Animali non la ritengo una metafora grandiosa e, quanto al più famoso 1984 è, a mio parere, sopravvalutato e oggi appare decisamente datato al confronto di, per esempio, Ice di Anna Kavan che è un opera altrettanto distopica che nel 2025 suona di tutt'altra attualità. Solo che la Kavan non è certo una che cerca di rivolgersi a tutti con metafore semplici come sono semplici i porci. Ovvero: Orwell è certamente più di massa. Morale, tutti si aspettano che il grande fratello sia cupo, grigiastro e minaccioso, se invece è sorridente, colorato -magari presidente di una squadra di calcio- e dall'aspetto gradevole frega tutti.
La narrativa di Orwell è ottima e pure comoda e in un certo senso rassicurante per essere citata, quindi, di conseguenza, è affine all'arte dei Beatles che, in definitiva, afferma che scopare è meglio di fare tante altre cose. Lasciamo però da parte la letteratura che per fruirne bisogna intanto saper leggere, che è una cosa ben diversa dal decifrare frasi e parole, piuttosto concentriamoci sulle canzoni come media: se oggi hanno perso smalto, nei fatidici '60 erano l'equivalente dei video che si sfogliano sugli smartphone con rapidi movimenti del pollice: dannatamente popolari. Le songs erano altrettanto brevi e così, concentrati in tempi tra i due e tre minuti, t'imbottivano di frasi ripetute a go-go. Sono state veicolo di tante spontanee considerazioni: questo è l'amore, questa è la sofferenza, questo è il divertimento. Sull'efficacia delle melodie facili (che comporre non è esattamente semplice-semplice come certi risultati possono far pensare) basta riflettere come ci rimangono in testa certe canzoncine pubblicitarie gnà-gnà-gnà...
Premesso che i Beatles con tutto il pubblico che faceva massa non si rivolgevano a élite intellettuali ma a una moltitudine che faceva le prove generali di globalizazione e comunicazione mediatica che nei successivi decenni si affinò costantemente per poi volare con l'ascesa di internet alla fine del XX secolo, il loro "messaggio" era diventato ben calibrato su questa "universalità" che il mondo di allora, prototipo dell'attuale, cominciava ad essere; concentriamoci dunque sulla canzone Piggies in particolare che possiede un immediatezza che nel senno di poi sembra fatta apposta per accondiscendere quella tipica cultura underground di allora che allora sembrava il futuro. Ad ascoltarla oggi così infarcita di versi suini in sottofondo, al tempo doveva sembrare un effetto sorprendente come l'elicottero dei Pink Floyd di qualche anno dopo, motivata dall'allora diffusa necessità di contestazione verso una porzione di società -noi dividiamo sempre in due: di qua i buoni, di là i cattivi- che nel periodo era accusata di essere favorevole alla guerra nel Vietnam, oltre che avvantaggiata dalla proprietà privata e da quel sacco di cose che tutti disdegnavano a parole ma poi bramavano a fatti: mi fanno schifo i soldi che hai, pertanto dalli a me per purificarti.
Una bella contraddizione alla base della fine di tutto il calderone dei modelli alternativi dove aveva un posto privilegiato la "controcultura hippy" dei capelli lunghi e delle vite in comuni, almeno per una vacanza, guardacaso sempre a ridosso di luoghi per ricconi. La beatle-song del titolo del post, in tutto questo, si piazza strategicamente probabilmente con l'intento di mostrare quale sia la giusta via al loro pubblico vastissimo con il pallino della rivolta generazionale, sovrapponendosi pericolosamente, alla faccia delle citazioni "colte" di Harrison, agli scleri di semianalfabeti che oltre a pensare che l'arte e calarsi acidi sono due cose in stretta correlazione, continuando su questo crinale di emulazione ricavata dalle frasi sulle riviste e le presentazioni dei film a un certo punto dichiaravano di essere Satana e Gesù Cristo contemporaneamente. Cosa che funzionava tra chi pensava che i cosiddetti valori tradizionali (casa e chiesa) sarebbero diventati altri, sostitutivi, in quell'epoca di grandi cambiamenti che furono gli anni 60. Che tutto ciò fosse guidato dagli Stati Uniti era, allora, perfettamente coerente in una parte del pianeta che pensava di essere la migliore per diritto praticamente divino. Non è certo un caso che i francesi, spalleggiati dagli americani, immediatamente dopo la guerra WW2, andarono di corsa a riprendersi l'Indocina.Il Vietnam, insomma.
Il clou avveniva quindi in una California ascesa al mito appunto verso la fine degli anni 60, cantata dai Mama's and Papa's e viaggiata nei furgoni Volkswaghen dipinti a fiori e dune buggy sovraccariche di ragazze biondicce in minishort di jeans e il nastrino a tenere i capelli, sedute sul telaio a cantare (magari proprio Piggies) e ridere con i conducenti dai capelli lunghi, barbe altrettanto e gilet in pelle. Tutta gente che rinnegando i valori tradizionali, parallelamente sognava di prendere il posto dei ricchi babbei che abboccavano a certi richiami (la libertà sessuale di quel tipo di ragazze) e parallelamente alimentava quel business spietato che è il mercato della droga indispensabile a creare momenti di magia che, cambiate le sostanze, perdura tuttora. In ogni caso fu un epopea che ha avuto il suo apice ed ha rivelato l'anima di se stessa nei crimini efferatissimi che avvennero nel 1969, alla faccia dei grandi passi compiuti dall'umanità facendo passeggiare un uomo sulla Luna. Tutte cose che sono nella storia.
A rifletterci, non c'è sogno sociale nella storia dell'umanità che non si sia rivelato, nel tempo, una fregatura colossale: tra processi farsa russi degli anni '30 e Manson Family negli anni 60 il risultato per chi ci ha creduto, non cambia: delusioni su delusioni a manetta.
Charles Manson, cui il destino non ha negato la fotina in giacchetta da college con capelli corti pettinati con la riga da una parte (come avveniva per i maschietti dal radioso avvenire nel paese delle opportunità che avrebbe conquistato la Luna) oppure con il cerchietto (per le bambine dall'altrettanto radioso avvenire), anche lui raggiungeva nella zona di Los Angeles dove stava accadendo qualcosa, per dirla con Joan Didion nel suo, in italiano, Verso Betlemme. Manson era, in definitiva, un trentenne semianalfabeta però ben addestrato ai linguaggi in codice che si tengono in galera dove aveva trascorso molto tempo della sua vita; posti, le galere, dove nessuno parla chiaro. Imbottito di droga e delle tipiche insensatezze del caso, credendo di possedere doti soprannaturali e corredato dal razzismo in forma beat che prendeva il posto del, per loro, classico, che fa pensare che la rovina personale dei biondi con gli occhi azzurri che loro venerano come modello umano assoluto, fondato sull'assunto che neri e latinos sono i veri responsabili della rovina delle biondicce e dei biondi con conseguenze tipo che le prime si danno alla droga e alla prostituzione e i secondi alla droga e allo sfruttamento della prostituzione. Questo tanto per iniziare.
Di Manson mi sono fatta un idea particolare: era un uomo del tutto privo di personalità in una maniera proporzionale alla capacità di modellarsi sugli altri: chi si modella sul prossimo è, a par mio, uno che non ha personalità propria ovvero di una materia simile alla plastilina: multiforme. Quanto a noi, abbiamo visto performance di questo tipo su SL, luogo digitale dove nessuno, appunto, parla chiaro e i propositi sono spesso assolutamente "secondi" come lo sanno essere i fini nelle aggregazioni peggiori.
Perché mi metto a spendere tempo per queste cose? Il tutto in funzione del mio capire di cosa si tratta quello che accade oggi che sembra essere fondato sui tempi migliori di cui i '60 fanno parte integrante, un rimpianto alla base di un motto che rimbomba anche adesso che sto scrivendo questo post nei social e un po' ovunque: MAGA.
Poi MAGAri fa bombardare la Nigeria, tanto per guadagnare popolarità e in ossequio alla solita pretesa dei biondicci con gli occhi azzurri: ero predestinato ma se non sono come vorrei è perché la colpa è dei neri.
In conclusione penso che gli USA siano diventati una gigantesca family con la svastica idealmente disegnata in fronte.