Interessanti considerazioni attorno agli Stati, intesi come centri di potere, che si comporterebbero in maniera parallela a chi riceve una brutta notizia al riguardo della propria salute; quella che giunge non senza preavvisi di malesseri vari, ignorati, o quasi, fino al momento in cui prendono una direzione precisa trovando uno sfogo in un qualche grave stato patologico.
Queste fasi, per il paziente sono identificate come (1) denial, ovvero rifiuto della realtà cui segue (2) l'anger, la rabbia per essere vittime di un qualcosa percepito come assurdo che si sfoga contro chiunque, personale medico compreso; successivo è (3) il bargaininig, ovvero il tentativo di negoziare la propria sopravvivenza usando i rimedi possibili e, in certi casi, anche quelli impossibili che se inefficaci portano alla fase (4) di depressione o perdita della speranza. A questo punto può subentrare una fase (5) di accettazione del corso in essere. Ovviamente non si tratta di fasi nette è può capitare che dalla fase 4 si torni indietro alla fase 3 mentre apparentemente si finge, anche con se stessi, di andare verso la 5. Ecc. ecc.
Secondo la studiosa svizzera della cui teoria si parla in questo articolo interessantissimo pubblicato nell'inserto domenicale del Corriere della Sera del 6 luglio, La Lettura, questa sequenza riguardante le persone può essere considerata valida anche per gli Stati che, in fondo, sono emanazioni delle persone secondo una logica ineccepibile: da un ramo di fico può nascere solo un germoglio di fico.
Ora, tagliando corto, ci sono alcune realtà, da tempo malate, come gli Sati Uniti che dagli anni '70, se non da prima, insomma da quando pur superpotenza hanno cominciato a perdere guerre microscopiche ovunque; conflitti rivelatori del loro toppare nel ruolo di "diplomatici eredi" dell'impero britannico che fu a sua volta malato a lungo prima di capitolare definitivamente, ceduto per saldare i debiti per gli "aiuti" ricevuti dall'oltreoceano per la WW2.
Riferendoci all'impero britannico, che certamente avrà i suoi nostalgici, risorgerà? E' da escludersi anche se, mai dire mai, dirà qualcuno: non per niente "Mai dire mai" è il titolo di un film di James Bond. A parte queste ipotesi che però non ritengo azzardate, resta, con l'ausilio dell'influenza americana che fino a qualche mese fa era anche simpatica nonostante anche militare, una diffusione formidabile della lingua inglese nel pianeta che, per quanto possa essere strano per l'ignorante medio, è la lingua ufficiale anche dell'Unione Europea. "Brutta cosa", quest'ultima che agli americani che ritengono di essere pragmatici, vedono come una manica di staterelli intenti solo a produrre vini, formaggi e fare feste in costumi ridicoli al suono di orologi a cucù, andata di traverso e tuttora sta indigesta a tutti, moderati compresi. Trovano sponde qui? Ovviamente si: è un classico.
Ma torniamo al malato grave, diciamo terminale quale gli Stati Uniti (che condividono questo poco invidiabile status anche con Israele ed Hamas, altro sistema malato fino al midollo come il suo speculare avversario), tra bargaining, depressione e accettazione di non essere più gli unici al mondo ad avere i soldi in tasca come all'inizio degli anni 50 del secolo scorso, stanno attuando, anzi, hanno già attuato la via del suicidio, drammatica possibilità che serpeggia sempre dove si è in quella situazione che non a caso è detta, volgarmente, "alla canna del gas".
No, nulla sarà mai più come prima.
Perché ne parlo qui? Semplice, Second Life è un emanazione della "gente" quindi risente del gestalt in essere che è quello di cui ho rozzamente parlato. Se volete una cosa più dotta, leggete l'originale. Ne vale la pena.
Nota: il titolo del post è tratto da un fumetto francese creato molto tempo fa da Jean Giraud, in arte Moebius, che inventava delle realtà urbane fantastiche dove c'era questa "Suicide Avenue", una sopraelevata molto sopraelevata da dove si gettavano i suicidi che, essendo destinati a morte certa nel "gran lago d'acido che tutto dissolve" sottostante, potevano essere lecitamente sparati dalle finestre dei palazzi circostanti.

