Anche stavolta arriva una donna il cui modo, attraverso il vetro, la prima cosa che mi comunica è che non ha l'aria indaffarata di Gabriella dimostrando così una padronanza che non saprei se di se stessa, del luogo, o entrambi. Questo nonostante debba proprio cercare il pulsante che aziona la serratura elettrica. Quando lo trova, contemporaneamente mi rivolge un sorriso che sarei disonesta se non lo definissi irresistibile per quell'impressione di esclusività che è rafforzata dal modo simpatico del "Tu devi essere Alessandra... ciao" che stona con la sua aria tutto sommato seria, anche matura, a partire dai capelli, liscissimi e raccolti in una coda portata davanti a scivolare su una camicia di raso nero completamente abbottonata. infilata in pantaloni di pelle talmente aderenti da sembrare elasticizzati. Una shilouette di tutto rispetto, ho notato subito. Da sportiva, anche se l'abbigliamento non lo è per niente. "Complimenti, sei puntualissima" aggiunge facendomi entrare. Annuisco e sorrido. Mi piace. Quanto ai dettagli, di cui sono sempre stata un osservatrice, ha le mani fini fini, certamente poco avvezze ai lavori manuali, con le unghie curatissime laccate di smalto scuro e non porta né anelli né bracciali. Però porta orecchini in argento, davvero vintage osserverò in seguito. I capelli, lisci per natura, non sono foltissimi e sono raccolti nella coda sottile portata sul davanti che scivola graziosamente quando si muove “Vieni, prego accomodati…” mi dice invitandomi a percorrere l’ingresso dove predomina il color oro e i passi si attutiscono. Poi scansando la tenda nera, mi fa “Ci sei già stata...” Annuisco attraversando il varco verso il corridoio nero.
Esito appena, passando a fianco a dove sono stata con Gabriella. Lei lo avverte e mi dice “No no, andiamo di qua in un’altra stanza” e qualche passo più in là spinge una porta che era celata nella moquette che ricopre tutte le pareti. Oltre siamo in una stanza un po' più grande, due sedie attorno a un tavolino minuscolo, rivestite di quello che sembra velluto, di lato un divanetto con un tavolino basso a fianco e una vetrina con sotto due ante cieche. Mi fa cenno di accomodarmi sul divanetto. “Se vuoi toglierti la giacca…” cosa che faccio con la quasi certezza che verrò studiata e che mi da un certo brivido, devo ammetterlo. Mi accorgo di muovermi di conseguenza. Così metto la giacca nello schienale di una sedia e appoggio la borsa sopra il tavolino basso e infine mi siedo nel piccolo divano. Lei si siede accanto a me. "Io sono Erika", mi dice "e adesso capisco perché Sandra..." Io: "Sandra?". Lei, "Si, Sandra,,, quella che ti ha accolto l'altra volta". Poi sorride, trova divertente non conoscessi il nome. Anche i suoi occhi scintillano per rivelarlo. "Non ti ha detto il suo nome?", Rispondo di no pensando "Oddio, quindi Gabriella non è Gabriella ma Sandra?" Effettivamente la cosa è un po’ comica. Abbiamo quasi lo stesso nome, se non lo stesso del tutto. "Capisco perché le sei piaciuta tantissimo". Aggiunge Erika apparentemente sincera, ne sono davvero lusingata.
"Vedi...", mi dice dopo questi convenevoli finalizzati a mettermi a mio agio, "... diciamo che apprezzo davvero tantissimo questo tuo senso della fiducia..." Io ascolto attenta, giocherellando con un lembo del foulard. "... che è un po' messo alla prova da quello che sto per mostrarti." Seguo i suoi movimenti in silenzio. Si torce un po' e prende qualcosa dal tavolino che è al suo fianco, poi, con l'oggetto in mano torna a voltarsi verso di me. Sorride, con una malizia sottile, adesso. Si tratta di un paio di manette. Ora me le mostra bene, sono in metallo opaco. "sei disposta ad indossarle?"
Il divano diventa improvvisamente scomodo e i pensieri scorrono veloci. Lei mi osserva e, probabilmente, quello che mi spinge ad acconsentire è proprio il fatto che non mi sollecita né cerca di convincermi a farlo. In un tempo che sembra sospendersi lei continua a tenere le manette in alto, come terrebbe i soldi qualcuno che sta per scommettere su qualcosa. Spossata da quella tensione, faccio un gesto con la testa simile all'annuire passandomi una mano sul collo, poi realizzo che è un gesto che rivela tensione e cerco di rimettermi a posto, muovendomi sul sedile. Erica accenna a sorridere, perché quello che risulta è porgere un polso. Basta aggiungere l'altro e sto acconsentendo. Lo faccio, penso di essere folle. Lei adesso sorride in maniera marcata e aspetta che io porga i polsi in maniera ben marcata. Quando lo faccio mi dice "Non così..." poi fra il gesto con il dito a girare che significa voltarsi" Mi volto sedendomi in modo da dargli le spalle, ho i polsi incrociati dieto. sento il metallo al contatto della pelle e lei è molto veloce a farle scattare. Poi mi rilasso, i polsi posso allargarli di poco e le braccia restano rilassate. Mi rimetto di fronte a lei ma non mi riappoggio sullo schienale. Una ciocca di capelli mi cade sulla faccia, ho d'impulso la tentazione a scansarmela ma le braccia sono impedite a muoversi. Me la leva lei con una carezza delicatissima e me la gira attorno ad un orecchio. "Sei molto bella, sai?" mi fa. Credo di aver sorriso. "E fai bene a fidarti" Aggiunge. "Spero di essere alla tua altezza", aggiunge inspiegabilmente, abbassando la mano sul mio foulard che prima accarezza poi prende a sfilarmi dal collo, mentre io, pensando alle implicazioni, comincio ad eccitarmi.
Usa infatti il foulard per bendarmi, dopo essersi alzata in piedi. é abbastanza lungo per fare un paio di giri attorno alla testa e non vedo più un accidente di niente. Poi mi fa "Vieni..." e mi sento sollecitata ad alzarmi. Per un braccio, molto delicatamente, mi sollecita a camminare. Mi conduce verso la porta. Sento che la apre. "Ora..." mi fa "vai da sola, sei nel corridoio. Mi volto verso di lei, bendata. Vorrei dire dove. "Vai da una parte qualsiasi..." mi dice levando ogni motivazione alla domanda che stavo per fare. Mi fa girare su me stessa, come nel gioco che si fa da bambini. Non vorticosamente ma abbastanza per farmi pensare che se lo avessi fatto sarei completamente confusa.
Oso un passo, poi un secondo. Mi sento nel nulla. Poi mi viene l'idea di cercare la parete, sensento il contatto della parete contro la palle del braccio, all'altezza della spalla. Procedo in avanti, sentendomi da sola, fino a che la parete che ho scelto finisce, la sento mancare. C'è qualcosa, una cavità, forse una stanza. Esito. Poi vado avanti, cercando di procedere rettilinea quando dal vuoto emerge una mano che mi afferra il braccio e mi attira. Una mano maschile, la trazione è forte. Alla prima se ne aggiunge una seconda, entrambe mi attirano verso la cavità, sono costretta a fare un passo, si aggiunge una terza mano quindi una quarta. Credo di emettere dei gemiti d'incredulità. Mi tastano le braccia, le spalle. Sono in due e mi fanno voltare verso l'uno o verso l'altro. Poi mi abbracciano. Dico qualcosa, un po' allarmata, tipo "Ma che fate?" come non si capisse. Sento uno baciarmi le spalle, da dietro. La mia domanda ha reso tutto più esplicito. Il secondo prende a baciarmi la faccia. "No... " dico poco convinta. Sento un volto perfettamente rasato, magro. Entrambi sono alti. Ora sono tra loro. Mi pressano tra di loro. Sono eccitati. Li sento attraverso la seta che non mi protegge per niente. "Ma che fate?" continuo a dire. Uno mi zittisce baciandomi. Rispondo. Ci scambiamo la lingua, rispondo come un adolescente. Poi mi sento voltata con energia, il secondo mi bacia con altrettanta energia e rispondo a tono. Vaffanculo. Mi schiaccia contro l'altro che ha il cazzo duro che mi sento dalle natiche in su. Quello che mi bacia mi ci fa strisciare sopra, apro le mani, sento i muscoli della pancia di quello con il cazzo duro. Mentre quello che mi bacia si fa sexy, cerca di ficcarmi la lingua più a fondo possibile, è magro pure lui. I sapori non sono sgradevoli. A tre avanziamo, penso in una stanza. Quello davanti probabilmente si è seduto da qualche parte, smette di baciarmi e si abbassa, mi mette le mani sulle anche e mi attira, quello dietro mi spinge e mi fa praticamente sedere sopra il primo, per farlo allargo le gambe. Quello dietro mi slaccia il top dal collo, resto a seno nudo e quello seduto me lo massaggia energicamente. Poi lo fa anche l'altro. Sono senza riguardo. Non posso fare a meno di gemere. Sento una mano sopra la testa, cerca di farmi voltare di lato. E sporgere. Gemo fino a quando sento il cazzo che mi striscia contro una guancia. Poi l'altra. E' liscio e caldo, grosso ed eretto. Dico un "Non..." poco convinto e per dirlo rilasso le labbra, quello cerca di entrarmi in bocca. Tenta, tenta, tenta fino a che non riesce a mettersi contro le labbra. Le apro appena e quello forza, lo accolgo ed entra con calda violenza, mi entra in bocca, gonfiandosi immediatamente di più. La mano sulla testa mi forza e guida, più a fondo in una, due, tre volte, poi rimane dentro a ingigantirse mentre l'altro mi ha abbassato la zip dietro e tende il cazzo in bocca, vengo sollecitata ad alzarmi fino a che non resto proprio chinata mentre il pantalone mi viene sfilato e rudemente mi vengono abbassati gli slip mentre sto succhiando il cazzo e torno a cavallo come un insaziabile trovando nudo l'interlocutore sottostante. Io sono quasi nuda, loro l'essenziale. Mi sento il cazzo eretto contro la pancia, le palle sotto. Sono sollecitata a muovermi per prenderlo nel sesso, come una fattrice, tutto tecnica. E' fondamentale l'aiuto del secondo che mi esce dalla bocca che mi rimane aperta mentre lui mio prende sotto le ascelle e mi solleva per poi farmi piatirà sopra il suo amico che mi entra fino allo stomaco. Emetto un sospiro profondo e guardo verso il cielo mentre mani mi tengono le anche e altre mani mi massaggiano la schiena mi spingono per massaggiarmela tutta, poi le natiche, con energia, i pollici verso il buco del culo, ci entrano dentro turno e cado quasi attirata in avanti dal primo che mi attira e sostiene, ammanettata e bendata. Comincio a godere, nell'ansia che svanisce. Fantasie erotiche cominciano a scatenarsi nella mia mente. Mi contorco in preda ad esse e ai due, sono una barca in un mare in tempesta. Poi il secondo accenna a sodomizzarmi. L'idea è perversa. Un moltiplicatore erotico. Peggio quando non riesce e mi lubrifica, efficacemente e mi sconcerta. Sento il suo dito, un altro, alternativamente, scivolarmi dentro, sempre più agevolmente. Fino a quando no riprova con il cazzo che è durissimo. Quando mi penetra, contestualmente all'altro che all'idea si è indurito anche lui, una vampata di calore mi esplode contemporaneamente in pancia, alla base della schiena e attraverso la spina dorsale mi arriva alla testa in una frazione di secondo. Sento un verso che certamente è mio. Credo di aver urlato. Di piacere.
(5 - continua)
